Ruy piccolo cid

a cura di: Nexstar

ruy con la spada

Rodrigo Díaz conte di Vivar. Questo nome a molti non dirà nulla ma fù un eroe medievale spagnolo su cui venne composto un poema epico che lo fece diventare un eroe leggendario. Da questo eroe prende spunto narrandone la fanciullezza la serie "Little El Cid no boken" della Nippon Animation, da noi intitolata "Ruy,piccolo Cid", splendidamente incorniciata dalla sigla degli Oliver Olions e trasmessa la prima volta nei primi anni 80 su Italia 1 . Da sempre affascinato dalle storie di cavalieri e dal medioevo in genere seguivo con trepidazione questa serie. Il piccolo Ruy sogna di diventare un grande cavaliere come lo è il padre sempre assente per servire in battaglia contro i saraceni il re di Spagna. Dopo anni in cui soffre la mancanza della figura paterna decide che è ora di andare per il mondo e vivere la avventure che lo faranno diventare più forte e degno di diventare un cavaliere valoroso come il padre. Nel corso dei suoi 26 episodi Ruy affronterà ogni genere di avventura e a volte verrà affiancato da qualche altro giovane ragazzo che incrociando la sua strada rimarrà affascinato dalla determinazione e dal coraggio di Ruy condividendo le avventure che si parranno loro innanzi. Tecnicamente il cartone ha delle belle animazioni e la storia scorre lieve sul binario dell'avventura e ben si adatta a un pubblico di adolescenti. Parlando di un eroe spagnolo, in Spagna ebbe un notevole successo e pochi anni fa furono anche pubblicati i dvd (così come in Francia).In Italia a parte una riproposizione negli anni 90 da parte di mediaset (tra l'altro con una sigla inedita di Cristina D'Avena) è passato pressochè in sordina e un'edizione in dvd non è neanche mai stata presa in considerazione. Un vero peccato anche perchè,per me, rivederla a distanza di anni, che non ho più quell'età ma che conservo oltre all'immutata passione per il medioevo e le storie cavalleresche anche la nostalgia degli anni 80, il cartone rimane ancora fresco e godibile. Da queste premesse è facile intuire che possa non attirare un pubblico moderno anche se una visione scevra da pregiudizi potrebbe rivelare un piacevole sorpresa.

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